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I Carabinieri hanno sequestrato, fra gli altri, la testa in marmo di Marco Aurelio sparita anni fa a Zagarolo

Era sparita da Palazzo Rospigliosi di Zagarolo nel marzo del 1992. I malviventi avevano approfittato delle impalcature allestite dagli operai per il restauro della facciata. La testa scultorea in marmo dell'imperatore romano Marco Aurelio è stata recuperata dai Carabinieri del Reparto di Tutela del Patrimonio Culturale a Campione d'Italia. Dopo quasi ventotto anni. L'opera, risalente al II secolo dopo Cristo, era collocata sulla sommità dell'Arco di Trionfo. Il Palazzo, in attesa di essere completamente riutilizzato, ospita il Museo del Giocattolo e i laboratori di Spazio Attivo della Regione Lazio. La struttura è gestita attualmente dal locale Comune dopo essere stata nei secoli di proprietà delle famiglie Colonna, Ludovisi e Rospigliosi.
La scultura dopo l'azione malavitosa, il furto, era stata piazzata da un ricettatore romano oltreconfine. Il possessore, hanno confermato i militari della particolare Sezione, non è coinvolto nell'inchiesta giudiziaria. Il Palazzo dell'hinterland della capitale negli anni del Cinquecento era stato impreziosito con marmi romani e strutture architettoniche in arrivo sia dal Teatro Marcello che dalla vicina area archeologica di Gabii.
La scultura, del valore di almeno trecentomila euro, sarà analizzata dagli esperti dell'Istituto Centrale per il Restauro coordinati dalla Soprintendenza Archeologica delle Belle Arti e dei Paesaggi dell'area metropolitana di Roma. Il futuro dell'opera, comunque, è di tornare a dominare dopo tanti anni l'Arco di Trionfo del Palazzo Rospigliosi di Zagarolo.
 In un'altra operazione i Carabinieri hanno recuperato oltre 7 mila e 900 monete antiche, soprattutto di epoca magnogreca in oro, argento e bronzo e 265 reperti archeologici, fra monili, pesi da telaio e ceramiche. Erano il bottino di scavi clandestini in varie aree della nostra penisola. L'operazione è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Marsala. Gli investigatori hanno scoperto un vero e proprio laboratorio di restauro, in cui la merce era ripulita, fotografata e offerta all'asta on-line.
Nel mirino degli inquirenti è finito prima un pensionato di Castelvetrano, provincia di Trapani e, poi, altre ventidue persone. I beni sequestrati avrebbero un valore commerciale di quasi 3 milioni e 500 mila euro.

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