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L'attuale tecnico della nazionale di calcio ha rinnovato l'impegno come Ambasciatore dell'UNICEF

"È un onore essere Ambasciatore dell'UNICEF e sempre disponibile a partecipare ad ogni iniziativa". Parole dell'attuale Commissario Tecnico della nazionale italiana di calcio Roberto Mancini espresse nel corso dell'incontro promosso negli spazi romani dell'UNICEF, l'organizzazione delle Nazioni Unite impegnata nella tutela dei bambini. Nel 2019 ricorre il trentesimo anniversario della ratifica della Convenzione dei Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza e il settantesimo anno della Convenzione di Ginevra, ma ancora oggi sono molti i paesi coinvolti in conflitti interni o internazionali. E questa situazione è certamente una chiara minaccia per i più piccoli della popolazione costretti ad abbandonare le case, le proprie città per sfuggire a una quotidianità altamente pericolosa, facile ad essere trasformata in tragedia.
Roberto Mancini è dal 2014 'Goodwill Ambassador' della sezione italiana dell'UNICEF. Nel corso di questi anni ha organizzato e partecipato ad alcune iniziative, fra cui alle campagne 'Vogliamo Zero' contro la mortalità; '100% VaccinIamoli Tutti'; a sostegno della donazione del 5 per 1.000; 'Aleppo Day' sul dramma dei bambini siriani e per la lotta alla malnutrizione. Nel maggio del 2013 ha visitato la Supply Division di Copenaghen, il riferimento organizzativo dell'UNICEF. Dalla capitale danese partono la maggior parte dei vaccini, dei farmaci, dei materiali didattici e delle sostanze ad alto valore nutrizionale utilizzate per i progetti di sviluppo e durante le crisi umanitarie. Nel dicembre del 2016 ha preso parte, con i figli al seguito, a una missione dell'UNICEF in Giordania, nel campo allestito per i rifugiati siriani a Za'atari. In quell'occasione, nell'area attrezzata che potrebbe ospitare anche 200 mila persone, ha incontrato i giovani e i giovanissimi scampati alle atrocità delle guerre e partecipato a divertenti partitelle con i ragazzi e anche con le bambine. L'UNICEF in quei campi assicura assistenza psicologica, istruzione e attività ricreative. "Un ragazzino è un ragazzino ovunque e la responsabilità di queste situazioni è degli adulti
e di chi potrebbe e dovrebbe trovare soluzioni".
Mancini, a cui proprio in queste ore è stato assegnato il prestigioso riconoscimento dedicato ad Enzo Bearzot, vittorioso sulla panchina degli azzurri al Mondiale di Spagna del 1982, ha ribadito che "lo sport avvicina i popoli, riesce ad abbattere ogni tipo di barriera sociale, etica, religiosa, di razza, nazionalità e lingua". Nelle scorse settimane Mancini, nato quasi 55 anni fa a Jesi, ha incontrato i rappresentanti e i volontari dell'UNICEF delle Marche.
Roberto Mancini vanta un invidiabile palmares. Da calciatore ha vestito in Italia le maglie del Bologna, della Sampdoria, della Lazio e dell'inglese Leicester City, in una mini-appendice di una carriera iniziata da giovanissimo, a neanche 17 anni. Dopo il tradizionale iter nelle giovanili del Bologna arriva l'esordio in serie A e le prime reti nella stagione 1981/82 concluso con 30 presenze e 9 centri. Passaggio alla Sampdoria dove conquista uno storico scudetto, solleva 4 volte la Coppa Italia, la Coppa delle Coppe e la Supercoppa nazionale. Coppa dei Campioni sfumata nei supplementari contro il Barcellona. Nella Lazio altro tricolore, successo nell'ultima edizione della Coppa delle Coppe, 2 volte in Coppa Italia e anche una Supercoppa nazionale ed europea. Il bilancio italiano sul campo è di 541 partite condite da 156 reti. In nazionale vanta il terzo posto al Mondiale italiano del 1990. Altro terzo posto nell'Europeo Under 21 e una finale persa nel 1986. Nella nazionale maggiore 36 presenze e 4 gol. Successi anche da allenatore sulle panchine di Fiorentina, Lazio, Inter, Manchester City, Galatasaray e Zenit San Pietroburgo. Mensola arricchita da 3 vittorie in campionato e da 6 trofei nazionali. Dal maggio del 2018 è Commissario Tecnico della nazionale italiana. In un paio di occasioni è stato candidato al Pallone d'Oro. Nel 2015 è stato inserito nella Hall of Fame del calcio italiano.
L'UNICEF nel 2019 ha come obiettivo di facilitare l'accesso all'acqua, agli alimenti, all'istruzione e alla salute ad almeno 41 milioni di bambini in una sessantina di paesi del mondo. "Importante l'aspetto della sicurezza", ha rilevato il direttore di UNICEF Italia Paolo Rozera. "Nel 2018 sono stati uccisi 1.106 bambini, 748 sono stati feriti e ancor di più, 806, sono stati reclutati in gruppi armati. 262, fra scuole e ospedali, sono stati attaccati con le armi e 360 mila sono i bambini che vivono
in aree complicate da raggiungere". Lo scorso anno l'UNICEF ha assistito con alimenti 2 milioni e 600 mila bambini; vaccinati per il morbillo 4 milioni e 700 mila minori; fornito acqua potabile a 35 milioni e 300 mila persone; consentito l'istruzione a quasi 6 mila giovani e in oltre 3 milioni hanno ricevuto assistenza psicosociale.
Rozera, fra l'altro, ha rivelato che "le cinque gravi emergenze del 2019 riguardano la Siria e la situazione dei rifugiati fuori dal Paese; lo Yemen; la Repubblica Democratica del Congo e il Sud del Sudan".

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