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Sei consorzi hanno unito produzioni e competenze per costituire l'Istituto del Vino Italiano

La maglia rosa al Giro d'Italia di ciclismo è il simbolo dell'invidiata leadership. Nelle cantine del nostro Paese quel colore non rappresenta più una produzione alternativa, di un bianco scuro o di di un rosso chiaro. La tonalità chiede spazio come avviene da tempo in altri paesi, come, fra l'altro, nella vicina e rivale Francia, dove il consumo del rosè è passato in qualche stagione dal 7% al 33%. Le richieste, a sentire gli osservatori, hanno superato quelle per i bianchi.
In Italia le cifre della produzione sono decisamente più contenute, come il livello del mercato, ma non la qualità e, comunque, una crescente passione da parte dei consumatori e delle varie aziende. E per valorizzare e sostenere la produzione nazionale è stato costituito l'Istituto del Vino Rosa Autoctono Italiano, di cui fanno parte sei delle più rappresentative denominazioni di cinque regioni: Abruzzo, da dove sarebbe partita l'intuizione dell'iniziativa; Calabria; Lombardia; Puglia e Veneto. L'ufficializzazione dell'unione delle forze e degli obiettivi è arrivata nella sala 'Paola Clemente' del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo alla presenza dei vertici dei vari consorzi: Franco Cristoforetti del Bardolino Chiaretto, che guiderà la nuova struttura; Valentino Di Campli dei Vini d'Abruzzo; Raffaele Librandi dei Vini Cirò e Melissa; Francesco Liantonio dei Vini Castel del Monte; Alessandro Luzzago del Valtènesi e Damiano Reale del DOC Salice Salentino. Ogni produzione avrà le rispettive caratteristiche e identità territoriali, ma sarà l'intero movimento a promuovere il Rosa. Pronti ad alzare il sipario dal 7 al 10 aprile a Verona nell'importante e tradizionale appuntamento del 'Vinitaly'.
Sei identità sotto lo stesso ombrello per cercare di innalzare il consumo. In Italia, infatti, non supera il 7%, al di sotto della media mondiale. Negli anni la produzione si è quasi dimezzata. È scesa a quali 2 milioni e 300 mila ettolitri, ma per i produttori "sarebbe un fattore positivo, in quanto è stata eliminata la bassa qualità, la rimanenza in cantina, che probabilmente finiva in altre miscele di scarso valore". I sei consorzi attualmente producono intorno ai 22 milioni di bottiglie con l'intenzione di far decollare la quota di un vino "conosciuto fin dalla notte dei tempi, in quanto tracce sono state segnalate nelle quotidianità degli antichi romani e dei greci".
Tris di finalità da parte del neo-Istituito, come la promozione, la cultura e la formazione associata alla ricerca.
Un vino che facilita molteplici abbinamenti gastronomici e pronto a sostituire nei vari casi le bottiglie di bianco o di rosso. L'Istituto, che ha il riferimento nella capitale in via XX Settembre a due passi dal Ministero, conta anche sui ristoratori per l'inserimento dei vini rosa nella lista da consegnare ai clienti e sulla distribuzione. Da utilizzare esclusivamente 'uve autoctone a bacca nera'. È l'unica condizione per eventuali nuovi ingressi di altri produttori nell'Istituto.
Altro punto della comune strategia riguarda la costituzione di un Osservatorio permanente e di una "nomenclatura doganale" utile a 'fotografare' la situazione del settore anche con la collaborazione di ValorItalia, specializzata nel controllo sui vini DOGC, DOC e IGT e di Federdop, la Confederazione nazionale dei consorzi volontari per la tutela delle denominazioni dei vini italiani.
Sul pianeta, annualmente, si bevono 24 milioni di ettolitri di vino rosato. L'Istituto è pronto ad organizzare campagne di informazione e a partecipare a manifestazioni e ferie. Il 21 giugno, fra l'altro, sarà la Giornata dedicata al Vino Rosa.

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