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L'importanza e il valore del prezioso e vitale liquido per gli usi domestici, le coltivazioni, gli allevamenti e il turismo

"Soddisfare, naturalmente, le necessità domestiche, poi le esigenze della produzione agricola e, quindi, gli impianti dell'energia idrica, il cui settore potrebbe rivolgere l'interesse verso altri sistemi": sull'uso (e non sul consumo) il podio è stato ribadito dal presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel corso dell'intervento all'assemblea annuale dell'ANBI, l'Associazione Nazionale dei consorzi per la tutela del territorio e delle acque irrigue. Moncalvo, fra l'altro, ha ricordato la proficua collaborazione nella gestione delle risorse fra i consorzi e gli agricoltori. Gestione che dovrebbe rimare anche con recupero e conservazione di un paese-penisola slanciato sul Bacino del Mediterraneo con un gran numero di corsi d'acqua, dai canali e ruscelli ai fiumi e ai laghi. Un Paese dove la quantità d'acqua piovana raccolta e riutilizzata non supera l'imbarazzante e inqualificabile soglia dell'11%. Una stima ha rilevato una caduta annuale complessiva sulla nostra penisola di 302 miliardi di metri/cubi di pioggia. Un punto debole del sistema-Paese dovuto all'inadeguatezza delle infrastrutture necessarie, che riguardano anche gli impianti di desalinizzazione.
L'ormai radicata insufficienza delle infrastrutture condiziona negativamente anche la rete distributiva causa di una dispersione assurda, inconcepibile, che continua a superare il 60%, anche se in impercettibile discesa, dal 68% del 1999 al 67% del 2005 fino al 65% del 2008, a leggere i dati resi noti dall'ISTAT. Per il FAI, il Fondo Ambiente Italiano, solo gli acquedotti disperdono 41,4 litri sui 100 immessi nell'allacciamento distributivo, articolato in quasi 500 mila chilometri. Almeno la metà risale ad oltre trent'anni fa. Un/quinto supera addirittura i centocinquant'anni. Il rinnovamento nazionale avanza alla media di 3 metri e 80 centimetri ogni 100 chilometri e se il ritmo del passo degli interventi continua ad essere questo per il completamento non sarebbero sufficienti 250 anni. Quando i lavori saranno conclusi le tubature avrebbero l'inevitabile necessità di essere nuovamente sostituite in quanto superate. Utilitalia ha indicato per l'adeguamento e il mantenimento della rete idrica un investimento annuo di 5 miliardi di euro. Deficitario anche il sistema nelle aree urbane. L'attuale investimento oscilla fra i 32 e i 34 euro per abitante. In Europa la media è di un centinaio di euro con punte di 139 euro l'anno in Danimarca. In Italia la città più virtuosa per il minor spreco di acqua è Macerata. Reggio Calabria e Frosinone, al contrario, sono quelle con gli acquedotti colabrodo, che portano la dispersione al 75%. Bari è al 52%, Firenze al 47,1%, Roma al 44,1%. Milano è al 16,7%. Per il 'Piano Invasi' il Governo avrebbe previsto di stanziare annualmente dal 2018 al 2022 una cinquantina di milioni di euro. Gli interventi dovrebbero riguardare anche gli acquedotti da aggiornare e ammodernare.
Non sono recuperate neanche le acque per altri usi domestici come il giardino. In altre nazioni è obbligatoria una percentuale. A Cipro il recupero è utilizzato per irrigare e annaffiare i campi da golf.
L'Italia è fra i paesi europei che maggiormente ricorrono all'irrigazione, la seconda dopo la Spagna, quasi 2 milioni e 400 mila ettari e quarta per incidenza nella Superficie Agricola Utile, quasi il 9%, alle spalle di Malta, Cipro e Grecia. Gestione collettiva per la maggior parte della superficie attraverso l'impegno dei vari consorzi. Da una ricerca dell'Università di Trieste è emerso che il valore stimato delle realtà agrarie sale in presenza dell'irrigazione in modo significativo con una differenza media di 13 mila e 500 euro per ettaro, maggiormente nelle aree del centro-sud a causa delle condizioni climatiche. Il massimo contributo è offerto dai territori a colture specializzate, in particolare quelle dedicate ai prodotti dell'orto e ai frutteti. Aumenta il valore e parallelamente il reddito, ma l'ANBI chiede una modifica della Direttiva Europea sulle Acque. L'importanza delle acque reflue urbane in agricoltura è ormai accertata, in quanto, se opportunamente trattate, potrebbero essere utilizzate per ripristinare e valorizzare gli habitat naturali in condizione di assoluta sicurezza e garanzia per i consumatori e l'ambiente. Il presidente dell'ANBI Francesco Vincenzi ha ricordato la nascita dell'International Association Irrigants d'Europe, in collaborazione con i rappresentanti di Spagna, Francia e Portogallo, i paesi dove il sistema in agricoltura è maggiormente diffuso. L'Associazione, che ha sede a Bruxelles, copre quasi il 75% delle aree irrigate in Europa, come dire 7 milioni e 700 mila ettari su 100 milioni e 200 mila ettari in espansione.
Acqua, essenza vitale per le necessità domestiche, per le coltivazioni agricole, per gli allevamenti, ma anche per il settore turistico, le cui competenze nazionali dall'inizio del 2019 lasceranno il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali di via del Collegio Romano per raggiungere quello delle Politiche Agricole. Spazio, sviluppo e valorizzazione all'abbinamento con l'inimitabile e impareggiabile enogastronomia Made in Italy e con le cosiddette 'vie d'acqua', i rii e i fiumi, che attraversano lo spettacolare scenario delle bellezze naturali e storico-architettoniche italiane, come ha sottolineato il responsabile del dicastero di via Venti Settembre Gian Marco Centinaio.

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