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Le visite guidate a Villa Torlonia e quello dei Savoia a Villa Ada saranno gestite dall'associazione Roma Sotterranea

Un'altra sezione della storia, non solo italiana, è stata ripulita e allestita per le visite di appassionati, studiosi e anche semplici curiosi di ogni età. I rifugi antiaerei voluti da Benito Mussolini a Villa Torlonia, residenza privata del Duce, riaprono alla visione gestita dall'associazione Roma Sotterranea, in seguito al bando indetto dopo la conclusione della precedente concessione. La prima volta era stato accessibile nel 2014. L'associazione, fra l'altro, coordina anche gli ingressi dell'altro bunker, quello dei Savoia, a Villa Ada.
Al tour esplorativo e illustrativo ufficiale, guidato dal presidente di Roma Sotterranea Adriano Morabito, hanno partecipato anche l'assessore comunale alla Crescita Culturale Luca Bergamo e il sovrintendente Claudio Parise Presicce. A Villa Torlonia i rifugi per cercare di scampare ai bombardamenti aerei sono due, realizzati fra il 1940 e il 1943. Il primo, esterno rispetto all'abitazione, è lungo un centinaio di metri ed era stato ricavato dagli spazi sotto al laghetto del Fucino, che erano utilizzati dai Torlonia come cantine per la conservazione del vino. All'inizio l'entrata e l'uscita era unica, poi è stata realizzata una seconda con una lunga e ripida scala metallica per tornare in superficie. Era dotato di porte antigas, di qualche area con probabile scrittoio, impianti per la rigenerazione dell'aria e bagno. L'altro, a quasi 150 metri di distanza e non collegati, era più lungo e articolato con l'ingresso proprio sotto il Casino Nobile, dove erano le cucine. Questo rifugio non è stato mai completato. Dagli scavi, curati dai Vigili del Fuoco, era emerso la scarsa consistenza del terreno e via-via i costi per la realizzazione proporzionalmente aumentavano.
Pianta quadrata con ramificazioni a forma cilindrica per il passaggio e l'eventuale stazionamento. Nel corridoio, probabilmente, erano poste le sedute come riproposto dai volontari di Roma Sotterranea per una simulazione di un eventuale attacco aereo con gli effetti sonori dei bombardamenti, la serie dell'allarme scandito dalle sirene, l'illuminazione a intermittenza. Le sezioni cilindriche erano chiaramente per ammortizzare al meglio le vibrazioni. Nel rifugio era predisposto uno studiolo, un salottino per le riunioni non solo familiari, gli impianti necessari all'areazione anche a pedali in caso di interruzione elettrica, una linea telefonica, una scala per la terza uscita, d'emergenza, che al momento è inesistente, che finiva in un pozzetto, inagibile.
I lavori sono stati fermati quando ancora mancavano le porte, la copertura esterna e il sistema di filtraggio per l'aria. La spesa iniziale era praticamente raddoppiata e, anche secondo Mussolini, quei rifugi ormai non erano più necessari. Il piano che portava al contemporaneo bombardamento dalle forze Alleate su Palazzo Venezia e Villa Torlonia è stato bloccato, ma la famiglia del Duce ha lasciato ugualmente l'abitazione sulla Nomentana quasi alla fine del luglio del 1943. Aveva trovato alloggio dal 1928 dopo il trasferimento da San Giovanni.
I visitatori sulle pareti del bunker, fra i 6 e i 7 metri sotto il piano campagna e il secondo con grande spessore di cemento armato sull'esterno poi scoperto di non eccelsa qualità, troveranno le prime pagine di alcuni quotidiani stranieri di quei giorni; sospese, invece, le copie dei volantini lanciati agli italiani dalla coalizione Alleata; i manifesti e le maschere antigas. Possibile anche la visione di un documentario, che ricostruisce storicamente le fasi di quel periodo. La visita dura quasi 90 minuti in un'area dove i romani avevano scelto come sepolcro. Infatti, nel corso dei lavori sono state recuperate testimonianze delle sepolture, oltre ad anfore e frammenti di marmo risalenti al II secolo.
Dopo l'allontanamento della famiglia Mussolini da Villa Torlonia il rifugio è stato utilizzato dai residenti non solo durante i bombardamenti e fino all'ingresso a Roma delle forze Alleate nel giugno del 1944.

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