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Assemblea di AssoDistil, l'Associazione dei distillatori. Bene produzione ed export, ma non per i costi

 

Il bilancio degli ultimi dodici mesi, che potrebbe essere considerato positivo soprattutto per il ritrovato livello di produzione e per la quantità di esportazione da una parte e le incertezze causate dall'aumento dei costi dell'energia e dei materiali indispensabili alla trasformazione e al commercio e del necessario per la lavorazione. A questo è opportuno aggiungere l'improvvisa, ma prevedibile impennata dell'inflazione. Nella 76^ Assemblea di AssoDistil, l'Associazione nazionale degli industriali distillatori di alcoli ed acquaviti, 'Ieri, oggi e domani. Tra esperienza e cambiamento', è emersa una doppia colorazione della situazione del settore. È stato prima l'intervento del presidente Antonio Emaldi e, poi, quelli degli partecipanti a descrivere e analizzare l'attuale realtà e a illustrare le proposte e le richieste per fronteggiare la crisi economico-commerciale e rilanciare l'offerta di nuove possibilità per l'intero comparto.
Le luci. La produzione italiana nel 2021 ha superato il milione di ettanidri, di cui la grappa tutelata dal riconoscimento IG, Indicazione Geografica, rappresenta almeno il 10%. Sul pianeta, invece, quella di origine agricola ha superato il miliardo di ettanidri con gli Stati Uniti in cima alla particolare graduatoria con quasi il 50% del totale. In Europa la leadership è contesa dalla Francia e dalla Germania. La grappa Made in Italy è ancora la più imbottigliata, 74.200 ettanidri. Le acquaviti di vino, in aumento, hanno raggiunto i 6.150 ettanidri e quelle di frutta, in flessione, i 6.300 ettanidri. Segnali positivi dall'export anche nel primo semestre del 2022, in particolare della grappa, per un giro d'affari di 28 milioni di euro, +17% in valore e +9% in volume rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. I maggiori apprezzamenti sono arrivati dalla Germania.
Le nuvolosità riguardano soprattutto l'aumento dei costi, fra l'altro confermati dai risultati della ricerca di Nomisma. La metà delle imprese del settore lamenta un incremento dei prezzi e dei servizi dell'energia elettrica e del gas superiore al 40% accanto all' aumento dei costi delle materie prime di oltre il 20%. Per fronteggiare l'effetto dei rincari l'86% delle imprese dei distillatori hanno aggiornato le previsioni e anche adeguato i listini, mentre l'80% è impegnato a valutare la possibilità di cambiare fornitore.
Il presidente Emaldi ha ricordato come "il settore dei distillati in questi anni è stato lungimirante e ha adottato le opportune strategie, caratteristiche che hanno il comparto ad essere solido e competitivo in un mercato globale". AssoDistil, fondata nel 1946, rappresenta oltre sessanta distillerie industriali, quasi il 95% della produzione nazionale di acquaviti e di alcol etilico scaturito da materie prime agricole. AssoDistil, fra l'altro, ospita il riferimento del Consorzio Nazionale Grappa.
E il recepimento della direttiva europea sulle energie rinnovabili, RED II, Renewable Energy Directive Relast, che prevede per i fornitori di benzina, diesel e metano di conseguire entro il 2030 una quota pari al 16% di fonti alternative sul totale di carburanti immessi al consumo, ha rappresentato una tappa importante per lo sviluppo di biocarburanti. Interesse rivolto, in particolare, al bioetanolo avanzato, che consente la riduzione delle emissioni di almeno il 75% rispetto ai carburanti di origine fossile. Gli esperti dell'Associazione hanno ipotizzato che questa produzione di bioetanolo necessario in Italia entro il 2030 potrebbe offrire almeno 46 mila nuovi posti di lavoro fra i vari settori agricoli e industriali, anche per la realizzazione di oltre quindici impianti.
Nel 2021 la produzione italiana di acido tartarico naturale è stata di 16.300 tonnellate a conferma della leadership internazionale comunque minacciata da quello sintetico cinese. AssoDistil è impegnata al riconoscimento e alla relativa differenza con le appropriate norme per garantire sia i consumatori che il commercio.
Energia rinnovabile anche con gli scarti e i residui di produzione. Numerose le aziende che hanno investito in impianti di produzione e biogas. Le distillerie annualmente ritirano oltre 700 mila tonnellate di vinacce e almeno 200 mila tonnellate di fecce, sottoprodotti delle cantine, valorizzati e sgravati dagli oneri di smaltimento a carico dei viticoltori. Evitata un'emissione di CO2 annuale di quasi 500 mila tonnellate.

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