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Incontro sul trasporto pubblico e privato promosso in Campidoglio. L'obiettivo è migliorare i servizi soprattutto nelle periferie

 

Nel 1970, mediamente, gli spostamenti erano di 17 chilometri al giorno per persona, che sono saliti ad oltre 35 in questo periodo del Terzo Millennio. Una necessità più che raddoppiata, coperta soprattutto con la motorizzazione privata. L'andamento, quindi, inevitabilmente deve interessare e coinvolgere i governi e le amministrazioni pubbliche locali per individuare soluzioni con l'obiettivo di abbassare il numero delle auto private in circolazione quotidianamente per le vie non solo cittadine ed evitare l'ampliamento dell'inquinamento atmosferico ed acustico e la densità stradale urbana ed extraurbana. La cosiddetta 'cura del ferro', cioè allungare i percorsi su binari e rotaie, sostituire i bus e i pullman con quelli dalle più avanzate tecnologie e l'alimentazione aggiornata e alternativa, intensificare i passaggi e le frequenze nelle aree dei centri cittadini e delle periferie per convincere gli automobilisti della bontà del servizio pubblico, incrementare l'utilizzo di mezzi diversificati come bici, moto e ciclomotori e, adesso, anche i monopattini.
Nel complesso e articolato scenario, che muta da città-a-città seguendo le abitudini degli abitanti e la conformazione geografica delle zone della nostra penisola, recitano ruoli da protagonisti le offerte di trasporto condiviso. In altri paesi è ormai un'opportunità consolidata. In Italia è in una fase di espansione particolarmente a Milano, ma ormai anche a Roma. Una ventina i servizi proposti attualmente nella capitale, la quasi totalità gestita da aziende private.
Nel periodo compreso fra il 2015 e il 2019 il numero di possibilità nel nostro Paese è in costante aumento. Solo nel 2020, probabilmente a causa dei provvedimenti di restrizione della mobilità per tentare un allentamento della morsa caratterizzata dai contagi da Covid-19, il settore ha mostrato una flessione. Il Centro Studi della Fondazione Filippo Caracciolo, proprio nel centenario della nascita dell'ACI, l'Automobile Club d'Italia, ha analizzato il panorama dello sharing, i cui dati sono stati illustrati in Campidoglio, nella Sala 'Laudato Sì', alla presenza, fra gli altri, dell'assessore comunale Eugenio Patanè.
Dalla ricerca sui 'Nuovi modelli di mobilità in ambito urbano' e il relativo 'Focus sulla sharing mobility a Roma' emerge come le opportunità non sono territorialmente omogenee, in quanto la prevalenza del servizio è registrata nelle zone centrali della città. La caratteristica estensione rilevante del Comune di Roma porta alla massima concentrazione operativa in pochissimi dei quindici municipi, fra i 50 e i 90 chilometri/quadrati. Il 72% delle flotte sono circolanti nel Primo e nel Secondo Municipio tralasciando le aree periferiche, in particolare quelle del Sesto e del Decimo. La tendenza degli operatori riguarda comprensibilmente le zone con prospettive di maggior profitto. E, invece, dalla visione trasportistica, secondo gli esperti della Fondazione, sarebbero proprio le periferie a dover avere una migliore attenzione, "dove i servizi di linea, per molteplici ragioni legate anche allo sviluppo urbanistico, faticano ad arrivare. Le proposte potrebbero fare la differenza". Non è proporzionale la crescita del rapporto fra il numero di utenti e la quantità di noleggi. Meglio per quanto riguarda lo scooter sharing e lo sfruttamento del monopattino.
Prima di Roma l'approfondimento della Fondazione si era concentrato su altre città europee, Berlino, Madrid e Parigi. Le differenze sono evidenti, nonostante l'impossibilità di sovrapporre i perimetri delle città. Uno degli aspetti comuni riguarda la mancanza di un servizio fornito dalle municipalità, ma solo da operatori privati. Sul numero dei veicoli circolanti nelle principali città italiane Roma è al secondo posto dopo Milano. "Sensibile il divario con le altre realtà nazionali", motivato soprattutto dalle cifre riguardanti la popolazione e i chilometri/quadrati.
L'assessore Patanè ha ricordato l'ampiezza della superficie della capitale, che vanta "almeno 5.700 chilometri di strade, 330 chilometri di piste ciclabili, la maggior parte all'interno del Grande Raccordo Anulare". Uno degli obiettivi è"di rafforzare la capillarità del servizio di trasporto per contenere congestioni stradali, inquinamento atmosferico ed acustico e salvaguardare la salute pubblica e gli spostamenti".

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