Questo sito utilizza cookie, tra cui cookie analytics di terze parti per l’analisi delle statistiche di traffico ai fini dell’ottimizzazione del sito. Proseguendo la navigazione nel sito si acconsente al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy. Per maggiori informazioni consultare l’informativa estesa.

'Naturalmente'. Forum del quotidiano Il Messaggero con la presenza di esperti e operatori del settore

Cambiare leggermente o anche impercettibilmente il quotidiano consumo alimentare, quindi senza trasformazioni traumatiche, potrebbe favorire oltre le rispettive condizioni fisiche anche l'ambiente. Infatti l'intero ciclo, composto dagli allevamenti, dalle coltivazioni, dalle lavorazioni, dai consumi e dalla raccolta e dallo smaltimento dei rifiuti, incide per il 37% delle emissioni nell'atmosfera. "Basti pensare che una grande nazione come la Cina ha variato le abitudini della tavola per appesantire la situazione generale. Prima erano praticamente vegetariani con un consumo annuale di riso di quasi 80 chili a persona, che adesso è stato più che dimezzato e sostituito con le proteine animali, soprattutto di carni 'rosse'. La struttura fisica è notevolmente migliorata, ma ha condizionato le coltivazioni agricole per sostenere gli aumentati allevamenti".
Le considerazioni e le sollecitazioni sono arrivate da Riccardo Valentini, docente di Ecologia all'Università della Tuscia, Nobel per la Pace nel 2007 con gli scienziati dell'IPCC, il Comitato Intergovernativo dei Cambiamenti Climatici e Al Gore, in passato vicepresidente degli Stati Uniti con Bill Clinton e aspirante alla Casa Bianca. Valentini, intervenuto a Roma all'approfondimento promosso dal quotidiano Il Messaggero, 'Naturalmente-Armonia della crescita', ha sottolineato anche come la produzione di carni 'rosse' sia "più dispendioso per consumo di suolo, in termini di sfruttamento e di risorse idriche. Sarebbe sufficiente contenere i piatti da cinque a due occasioni alla settimana per abbattere di almeno di un/terzo le emissioni. Non significa essere costretti a diventare vegetariani o vegani, ma bilanciare i pasti con verdure, legumi" e frutta.
I rilievi di Valentini, componente anche del Consiglio Scientifico della Fondazione FBCN-Barilla Center for Food&Nutrition, sono stati praticamente il filo conduttore dell'intero appuntamento aperto dall'intervento del direttore del quotidiano romano Virman Cusenza. È stato più volte ricordato quel che esperti e osservatori affermano da tempo: nel 2050 l'80% delle persone avrà la quotidiana residenza nei centri cittadini e solo il resto nelle zone decentrate e rurali. Questo aspetto aumenterà inevitabilmente il livello di inquinamento, che sarà causato dagli spostamenti e dalle stesse presenze. "Contenere le emissioni di CO2 è complesso e i provvedimenti dovrebbero essere omogenei in tutti i paesi. È una questione più articolata del cosiddetto 'buco dell'ozono' dove un solo gas, praticamente, attentava all'atmosfera". Nell'ultimo secolo l'aumento sul pianeta è stato "dello 0,87 gradi, ma se consideriamo solo le terre emerse, la lievitazione è di 1,50 gradi, un limite addirittura superato nel Mediterraneo". Evidente, quindi, a dispetto delle solite teorie polemicamente contrarie, che siamo in pieno periodo di un'alterazione del sistema climatico. Aspetti positivi arrivano dal settore dei trasporti con le maggiori case automobilistiche che hanno virato chiaramente e concretamente verso un'alimentazione motoristica 'pulita', dal ridotto impianto ambientale. Spazio alla realizzazione dei progetti con l'elettrico, con il biodiesel e l'idrogeno, sul quale la Germania investe in modo massicciamente particolare.
Negli anni la fetta di terra a disposizione per ogni persona si è ristretta, da 1,7 ettari a 0,7 ettari. Ogni anno, è stato rilevato da nel forum romano, sono registrate 36 milioni scomparse a causa della denutrizione, ma anche 26 milioni per un'iperalimentazione, che porta a fatali malesseri. Evidente l'aumento dei casi di diabete e scompensi cardiovascolari. La disuguaglianza sociale ha messo a disposizione del 20% del mercato globale l'82,7% della produzione complessiva. E senza considerare lo spreco alimentare salito ormai a un/terzo nonostante una maggiore sensibilizzazione segnalata nelle ultime stagioni. Agi, lussi e autoritarismi economico-commerciali che ormai ogni zona del pianeta non è più in grado di sopportare e potersi permettere.
L'attenzione alla sicurezza dei consumatori con una produzione e un confezionamento personalizzato è stata ampliata da Esselunga, uno dei simboli della grande distribuzione, che ha aperto e attivato una serie di stabilimenti, via-via per la lavorazione e la preparazione di offerte gastronomiche, in particolare di carni, ittici, paste all'uovo, dolci, frutta e verdure. "Un modo anche per accorciare la cosiddetta 'filiera'", ha rilevato Luigi Magnani, responsabile del settore 'Qualità' di Esselunga. Centri produttivi allestiti in Lombardia e in Emilia-Romagna.
Il biologo cagliaritano ed esperto in sicurezza alimentare e tutela della
salute Luciano Oscar Atzori ha sottolineato la quasi "impotenza del consumatore" anche per l'insufficienza normativa su alcune sostanze. All'incontro, organizzato all'Ara Pacis, sono intervenuti anche i rappresentanti dell'ENI e della Fondazione Filippo Caracciolo dell'ACI per il futuro della mobilità urbana sempre meno inquinante.
La svolta potrebbe essere alimentata e sospinta dalle generazioni giovanili, che potrebbero scuotere in modo deciso e veemente i governanti di stati, regioni e città per attuare soluzioni a vantaggio dell'ambiente e della difesa del pianeta-Terra.

Pin It