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Convegno di FISE Assoambiente 'Per una strategia nazionale dei rifiuti' e dell'economia circolare

Entro il 2035, seguendo le indicazioni europee in merito alla cosiddetta 'Circular Economy', il 65% dei rifiuti dovranno essere avviati alle fasi di riciclo e riutilizzo dei materiali; un/quarto di quelli prodotti nelle aree urbane saranno utilizzati per la valorizzazione energetica e la sola minima quota, il 10%, sarà destinata alla discarica. L'Italia per rispettare le direttive europee sarà chiamata necessariamente ad innalzare l'attuale livello. Nel 2017 la raccolta differenziata ha raggiunto quasi il 56%. Nemmeno la metà è stato destinato per recuperare materiali da riutilizzare e solo un avvilente 1% è stato utilizzato per il recupero energetico in impianti produttivi, fra cui cementifici e centrali termoelettriche.
Gli argomenti sono stati il filo conduttore del convegno promosso nella capitale da FISE Assoambiente, l'Associazione delle imprese dei servizi ambientali, 'Per una strategia nazionale dei rifiuti', aperto dal presidente Chicco Testa. Illustrati alla presenza dei rappresentanti delle istituzioni, delle amministrazioni pubbliche locali e di alcune società e strutture del settore, i risultati di una ricerca, che ha fotografato l'attuale situazione e indicato gli eventuali indirizzi sia per rispettare la direttiva europea che per migliorare la gestione delle future risorse prime seconde in modo da rispettare le fasi dell'economia circolare.
Secondo gli ultimi dati dell'ISPRA, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, annualmente nel nostro Paese è prodotta una montagna di rifiuti di 165 milioni di tonnellate, fra speciali e urbani. Di questi, complessivamente, finiscono nel sistema dell'economia circolare rispettivamente 92 milioni e 15 milioni di tonnellate, il 65% e il 47%. La maggior parte dei rifiuti speciali è rappresentato da sostanze non pericolose e ricavati da costruzioni e demolizioni.
Nel corso degli interventi è stato sottolineato il valore della gestione dei rifiuti, 28 miliardi di euro. In Italia sono quasi 7 mila e 200 gli impianti per il riciclo, due/terzi nel settentrione, che impegnano almeno 135 mila operatori. Avvicinando le percentuali a quelle della normativa europea la Commissione prevede un incremento di almeno 650 mila posti di lavoro. "L'Italia per raggiungere gli obiettivi del 2035 avrebbe necessità di limitare l'import e l'export, che pesa complessivamente 9 milioni e 500 mila tonnellate; realizzare almeno 120 nuovi impianti per il proprio fabbisogno per un investimento di una decina di miliardi di euro; bloccare il cosiddetto 'turismo dei rifiuti' all'interno dei confini nazionali a causa dell'insufficienza di strutture per lo smaltimento soprattutto nelle nelle aree del meridione e riconsiderare la gestione delle discariche, moderne e sostenibili". Gli intervenuti hanno ricordato che fra poco suonerà l'allarme per l'autonoma capienza disponibile delle discariche del nostro Paese. In alcune zone, fra l'altro, è già scattata l'emergenza.
Nella lista delle necessità anche la realizzazione di una ventina di impianti per i principali materiali da riciclare, fra cui carta e cartone, legno, metalli, plastica, vetro e RAEE, i Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche. E senza gli impianti e gli imprenditori non esiste l'economia circolare per trasformare lo scarto in una risorsa.

Categoria: Ambiente