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Proposte di Legambiente e CGIL per aumentare la differenziata ed evitare il termovalorizzatore annunciato dal Campidoglio

 

L'emergenza nella capitale sulla raccolta e sullo smaltimento dei rifiuti è sempre di estrema e allarmante attualità. Da tempo, ormai, la città e i cittadini del centro storico e della vasta e popolata periferia sono costretti a convivere con i residui a terra, i contenitori stracolmi, una raccolta differenziata ai minimi, una tariffa per i contribuenti all'apice fra i paesi europei e la continua esportazione che nelle altre realtà sono trasformati in risorse. In pratica, Roma paga per 'accogliere' l'immondizia prodotta, che diventa guadagno per chi la smaltisce, soprattutto sottoforma di energia. "Assurdo, incredibile", è il ritornello, diventato ormai in coro.
L'amministrazione comunale di Roma è alla ricerca di soluzioni e una è la realizzazione di un termovalorizzatore, da mesi annunciato, che ha ottenuto corsie preferenziali per sveltire l'iter anche dal Governo. Il sindaco Roberto Gualtieri e l'assessore competente Sabrina Alfonsi hanno anche annunciato la presentazione del progetto, forse ricalcando quello danese di Copenaghen, entro il mese di luglio.
La soluzione rivelata dal Campidoglio non è particolarmente apprezzata da Legambiente, che, insieme alla CGIL, ha definito e illustrato alcune proposte alternative "per la chiusura del ciclo dei rifiuti a Roma". Ad illustrare la fattibilità dello studio hanno pensato il segretario di Roma e del Lazio della CGIL Natale Di Cola, il presidente nazionale e quello regionale dell'associazione ambientalista Stefano Ciafani e Roberto Scacchi. 'Capitale circolare' è l'indicazione dell'approfondimento a più mani emerso fra gli esperti dell'organizzazione sindacale e di quella ambientalista. "L'economia circolare non è un settore, ma, piuttosto, un sistema" è stato ricordato nella Sala 'Fredda' della CGIL, a Roma. Dall'analisi dell'attuale situazione emerge quanto la percentuale reale della differenziata sia ben al di sotto del 45% dichiarato. La quota sarebbe del 39% e la differenza in costi ammonterebbe a quasi 20 milioni di euro. Un dato lontano dagli obiettivi programmati dalla stessa amministrazione comunale fissati per il 2026 e per il 2035.
Legambiente e CGIL hanno rilevato come sia possibile incrementare la raccolta differenziata in tutte le zone della città e trasformare in risorsa economica e commerciale lo smaltimento anche con la creazione di piccoli impianti specifici nei vari municipi della capitale. Per raggiungere quel 50% entro il 2026 sarebbero necessari investimenti per almeno 200 milioni di euro. Da intercettare quantitativi di RAEE; di prodotti tessili; di PAP, Prodotti Assorbenti per la Persona, la cui raccolta a Roma ancora non è attiva; delle terre di spazzamento; di plastiche per un riciclo molecolare e di rifiuti edili, per totale annuo stimato in 247 mila 587 tonnellate. L'indifferenziato scenderebbe a 228 mila 589 tonnellate con una flessione globale del 51%.
"Con il termovalorizzatore sarebbe un ideale passaggio dall'enorme buca di Malagrotta alla grande fornace dell'impianto di nuova costruzione, ma i problemi non sarebbero risolti, in quanto lo spessore del livello di indifferenziata non avrebbe dimagrimenti e, inoltre, non mostrerebbe un valido esempio per i cittadini". Per il nostro Paese sarebbe fondamentale la produzione di nuove materie per poter essere riutilizzate, soprattutto in questo periodo di lievitazione del costo del necessario per le lavorazioni industriali e artigianali. "E cosa fare nel frattempo, nel periodo di attesa per la costruzione dell'inceneritore", chiedono Legambiente e CGIL. 3 milioni e 200 mila tonnellate di rifiuti resteranno indifferenziate e un milione e 600 mila tonnellate riempiranno le discariche "con il risultato di un aumento dell'impatto ambientale e un mancato abbassamento della TARI". Roma produce il 58% dei rifiuti del Lazio.
Le proposte di Legambiente e della CGIL potrebbe creare nuovi posti di lavoro, oltre che altre specializzazioni. Almeno 386 posti ogni 10 mila tonnellate di rifiuti tolti all'incenerimento sarebbe l'ipotesi di Legambiente e CGIL, che, inoltre, hanno lanciato la possibile realizzazione di una multiutily dell'economia circolare regionale per la gestione dell'intero settore, "in quanto l'AMA non è sembrata idonea ad affrontare e superare l'attuale situazione e raggiungere gli obiettivi". Situazione allarmante e costantemente in emergenza. L'organizzazione sindacale e quella ambientalista, fra l'altro, hanno chiesto un incontro con l'amministrazione comunale per confrontare dati e proposte sulla delicata questione che affligge da anni la capitale d'Italia.

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