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Dossier annuale di Legambiente sulle attività illecite non solo della criminalità organizzata. Il Lazio sale al quarto posto

Traffici di rifiuti, fra la raccolta, la rimozione, lo smaltimento per lo più con l'indiscriminato occultamento anche di quelli speciali e pericolosi per il pubblico benessere; creazione di discariche abusive; violazioni edilizie; predazioni di beni archeologici in aree storiche e aggressioni a risorse culturali e a legni pregiati; commercio di animali di specie protette e organizzazione di combattimenti e gare clandestine. Non cala il vorticoso interesse dei promotori dell'illegalità nel nostro Paese per i delicati e sensibili settori dell'ambiente; delle testimonianze storiche, artistiche e architettoniche e della flora e della fauna. Confini sempre più allargati per le varie 'merceologie', orizzonti maggiormente estesi sulle categorie delle persone coinvolte, oltre, naturalmente, della criminalità organizzata e l'inevitabile crescita del tourbillon di banconote da spartire, intascare o reinvestire. In alcuni casi, come è stato rilevato nel corso delle molteplici indagini delle forze dell'ordine e di sicurezza, sono finiti nella rete intermediari, professionisti, imprenditori e anche amministratori pubblici di ogni funzione e livello.
Il flash sull'andamento del 2020 è stato scattato da Legambiente e reso noto attraverso l'ormai tradizionale dossier sull''Ecomafia', una puntuale e particolareggiata raccolta ed elaborazione su 'Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia' e presentato nella capitale. Dal resoconto emerge una consolidata continuità del fenomeno, che sembra inarrestabile, con qualche clamorosa novità, come alcune scalate nella non invidiabile classifica regionale. Infatti, quel che appariva scontato con la leadership delle quattro zone del meridione, Sicilia, Campania, Puglia e Calabria, nell'ultimo approfondimento è stato superato e rimosso. Il Lazio ha scavalcato la Calabria completando, almeno in questo annuale studio, la costante rincorsa del numero di reati ai danni dell'ambiente.
I dati regionali relativi al 2020 sono impietosamente allarmanti. Aumentano i reati complessivi, 3.802, come dire, mediamente, 10,4 al giorno e sia le persone denunciate, 2.775, che i sequestri, 1.295. In flessione il numero degli arrestati, 40. L'anno precedente erano stati 62. Il territorio allargato di Roma è al secondo posto assoluto per le illecità, ma all'avanzata della regione contribuisce anche Latina, che compare nella 'top venti'. È diciassettesima.
Il piazzamento disonorevole del Lazio è alimentato soprattutto dal ciclo dei rifiuti e dal relativo illecito smaltimento. Lazio al secondo posto dopo la Campania con Roma assoluta protagonista nella graduatoria nazionale e insufficiente nella gestione. "Legambiente ha scoperto un migliaio di discariche abusive", ha sottolineato li presidente regionale Roberto Scacchi. "E nonostante le continue segnalazioni di abbandoni incontrollati di ogni tipo di rifiuto l'AMA non provvede all'immediata rimozione". L'AMA, fra l'altro, è l'Azienda della capitale delegata e responsabile della raccolta dei rifiuti. "Nella capitale le politiche totalmente inadeguate hanno spalancato opportunità in cui le ecomafie continuano l'attività con le conseguenze ben visibili". E, fra l'altro, dal 2013 al 2020, nel Lazio sono stati danneggiati dalle fiamme 128 impianti di trattamento dei vari scarti, quasi il dieci per cento del totale nazionale.
Altri settori dolenti riguardano il cosiddetto 'cemento abusivo' con Roma e il Lazio in quinta posizione e i reati contro gli animali, compresa la pesca illecita con 2,4 illegalità per ogni chilometro di costa. Legambiente ha chiesto alla Regione Lazio di riattivare l'Osservatorio sull'Ambiente e la Legalità.
Il dossier, realizzato in collaborazione con la DIA, la Direzione Investigativa Antimafia; i Carabinieri del reparto della Forestale; la Polizia; la Guardia di Finanza; le capitanerie di Porto; gli enti locali e il CRESME, il Centro di Ricerche Economiche, Sociologiche e il Mercato nell'Edilizia, è diventato negli anni un vero e proprio punto di riferimento anche per gli osservatori e gli operatori del settore. La prima pubblicazione di Legambiente sull''Ecomafia' risale al 1997 anche in seguito alle sentenze relative a questo tipo di reati. Nel 1994 è stato coniato questo termine proprio ad indicare una redditizia complicità nell'illecita attività che danneggiava un prezioso bene comune, l'ambiente. Nel 1995 è stata istituita una apposita Commissione Parlamentare d'Inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Oltre un decennio prima era stata decisa una normativa sul trattamento di quelli speciali e naturalmente pericolosi. L'illegalità, oltre al sotterramento e al trasferimento, avrebbe riguardato anche alcune cosiddette 'navi a perdere', che sarebbero state affondate con il delicato e dannoso carico.

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